10 gennaio 2014

Il parrucchiere cinese e le normative ignorate.

Di Sabina Barca

Dopo tanto sentire, mi sono decisa. 
Ho sperimentato i parrucchieri cinesi.
Ci sono due nuovi negozi al Center Ville di Villa Guardia.
Uno, sopra vicino a Expert, l'altro nella piazzetta dopo la panetteria.
Il negozio in alto, ha personale cinese, femminile e giovane.
Mi è stato riferito da più parti che nel retro del negozio si effettuano massaggi; a richiesta anche il massaggio dell'amore.
Non ho osato verificare questa cosa :) il rischio concreto era essere serviti da una ragazza che, finito il massaggio dell'amore, smanazza la mia testa.
Credo sia facile comprendere che, solo immaginare, mi ha inorridito.
Spiritosaggine a parte, dopo attenta osservazione ho concluso che qualche autorità villagurdiese potrebbe verificare/indagare sulla buona gestione di questi due locali.
Questo e quanto ho rilevato
Mi concentrerò sul negozio in piazzetta. Quello difronte al bar Napoleone.
I prezzi sono innegabilmente bassi.
Sono esposti in vetrina in bella vista.
Lontanissimi da un qualsiasi listino di categoria europeo.
L'ingresso sconcerta.
C'è un clima di subordinazione nei confronti del “cassiere” che pare più una maitresse che un direttore di negozio.
Il personale è tutto maschile. Ragazzi giovanissimi.
Subito salta all'occhio che i lavoranti non sono dotati di grembiuli come le normative nazionali/regionali dettano.
Il negozio è freddo.
Il freddo mi ricorda la valutazione igienico-sanitaria, a cui sono soggette le attività commerciali che dice appunto che i locali, per clienti e per i lavoratori, devono essere adeguatamente riscaldati. (Vedi 3.12.23 Requisiti igienico-sanitari minimi per lo svolgimento dell'attività pag. 48).

Farsi lavare la testa in un locale freddo è davvero antipatico. A testa bagnata, in due, secondi geli.
Essendo una cliente di inizio giornata ho dedotto che probabilmente la scelta riscaldamento è orientata allo sfruttamento del calore dei fohn piuttosto che di un impianto di riscaldamento.

Perciò la temperatura all'interno del negozio spiega l'abbigliamento del personale che lavora con i giubbotti/piumini senza camice-divisa.
L'imprenditore parrucchiere cinesi ottimizza così l'energia ed elimina il costo antipatico dell'utenza gas.
E visto che non ti senti mai rilassato in un ambiente freddo, il disagio lievita quando decidi di comunicare con chi dovrà lavorare la tua testa.
Vi assicuro che parlare con questi ragazzi non è facile. Italiano poco e niente.
Per non sbagliare è meglio rivolgersi alla maitresse che, con rapida traduzione, (cin ciun uan pin pun pan) spiega che non ti vuoi rasare :).
Dopo una sequenza di foto indicate e gesticolazioni varie, i lavori partono.

Durante l'assurda lavata di testa osservo le mani di alcuni parrucchieri; pare di moda tra i giovani cinesi l'uso di un unghia molto lunga, mignolo o pollice. A che serve? A che pro? Mah!
Arriva il momento del taglio e sale l'ansia. Ma inaspettatamente taglia con fermezza e mette in piega sufficientemente bene.
Stavo quasi per rilassarmi quando un'altra incertezza mi aggredisce: l'asciugamano!
È difficile avere certezza che l'uso della salvietta che ti sta asciugando la testa sia mono uso.
Invece c'è evidenza che la spazzola ha beatamente toccato altre teste senza poi passare da qualche sterilizzatore. Infatti ho visto più volte il lavorante di turno adoperarsi nelle diverse postazioni, nella ripulitura di capelli dalle spazzole.
Opto per una piega a ferro caldo. La temperatura del ferro mi assicura lo sterminio di germi.
Speriamo bene.
Anche in questo caso la mente corre alla normativa che, in questa regione e nazione, non manca e che recita: “il personale deve osservare costantemente le più scrupolose norme di pulizia personale ed igiene; con speciale riguardo alle mani e alle unghie ed indossare un abbigliamento da lavoro sempre in perfetta nettezza”.
Perciò, nel precario svolgere dell'attività, diventa un vantaggio l'opzione “usa i tuoi prodotto” (tinta, shampoo e balsamo), che ti sei portata da casa, perché almeno di questi non ti preoccupi.
Durante la piega, mentre strattonano la mia testa rifletto che con tutta la comprensione e la tolleranza del mondo nulla può giustificare il mancato rispetto igienico-sanitario della categoria.
È triste osservare questi lavorati. Ma più triste è il comportamento dei clienti che anche se notato capelli nei cassetti, e incuranze generali, restano indifferenti pur di non perdere il vantaggio del piccolo prezzo.

Perché questo è quello che possiamo permetterci oggi!

Non hanno modi lusinghieri come i nostri parrucchieri, anzi, sono sgarbatelli più per ineducazione che per umore.
Tra una cliente e l'altra, giocano con il cellulare su cui mettono gli occhi senza mai alzare la testa. Comunicano poco anche tra loro.
Mi fa strano pensare che questi lavoratori almeno domiciliati (si spera) nel nostro paese, abbiano un contratto di lavoro di categoria (vedi contratto nazionale di categoria).
Questo è il punto.
Un sistema lavorativo/commerciale chiuso in se stesso grazie anche all'indifferenza delle autorità preposte del territorio in cui si insediano le attività asiatiche.
Intendiamoci, non è l'attività cinese che disturba, ma il metodo con cui ignorano leggi/norme; le stesse leggi e norme che i nostri devono rispettare e per cui sono duramente puniti nel caso di trasgressione.
Ho realizzato che nella impunità asiatica si crea l'ingiustizia per l'italiano.

A Villa Guardia, i parrucchieri cinesi svolgono un'attività apparentemente a norma di legge.
Mai ho visto un negozio di acconciature così, e mai avrei accettato di vederlo.
Per due volte sono stata una loro cliente attenta, per capire il metodo e che, forse per caso, il personale cambia spesso.
Di sovente mi dicono che, delle regole, i cinesi se né fregano come se nè frega la clientela che gode del piccolo prezzo.
Il servizio mi ha recato disagio e una volta esternato con altre persone sono stata ridicolizzata e avvertita: non dovevo lamentarmi di nulla perché i due negozi sono un ottimo vantaggio per la zona.

È palese che essere buoni consumatori passa anche attraverso uno svantaggio e il coraggio di denunciare.
Ed è retorico e comodo pensare che tutto il peggio è lontano da noi, anche quando è sotto il naso.

Per me è difficile ignorare. Auspico che le autorità competenti mettano un piede dentro quei due saloni di acconciature, non per rivalsa, ma perché è giusto che il servizio sia a norma di legge.
Sottolineare ed evidenziare è dovuto a noi stessi e ai nostri lavoratori, ai nostri commercianti che ogni giorno faticano e gincanano tra regole e leggi più o meno giuste.

In queste righe c'è un rimprovero per noi clienti e per le autorità.
Uno spazio per la critica e l'auto critica.
Perché anche se questo è quello che possiamo permetterci oggi, è anche vero che il lusso di dire no, non costa nulla.

Non mi interessano i falsi pietismi che accompagnano le solide manfrine dopo tragedia (vedi gli operai cinesi bruciati), mi interessa usufruire di un servizio in cui non esiste illegalità o nessun sfruttato;

Che questi negozi, sotto il nostro naso, si mettano in linea con le norme vigenti e tratti i suoi dipendenti come legge comanda perché questo è il punto della bella seduta dal parrucchiere; dove ti metti comodo e ti rilassi.  

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